13-06-2026
Perché i bambini vogliono portare a casa un oggetto dopo la terapia?
Quando un disegno, una creazione o un piccolo oggetto diventano molto più di quello che sembrano
"Posso portarlo a casa?" È una domanda che molti bambini fanno al termine di una seduta. Può trattarsi di un disegno, di una creazione fatta con l′argilla, di una costruzione, di un piccolo oggetto utilizzato durante il gioco o di qualcosa che hanno realizzato con particolare cura. Agli occhi di un adulto può sembrare una richiesta semplice. Ma spesso, dietro quel desiderio di portare via un oggetto, si nasconde qualcosa di molto più profondo. Perché per il bambino quell′oggetto non rappresenta soltanto ciò che ha costruito. Rappresenta un′esperienza emotiva. UN CONTENITORE DI EMOZIONI Durante una seduta terapeutica il bambino non lavora soltanto con materiali, colori, giochi o storie. Lavora soprattutto con le proprie emozioni. A volte affronta paure. Altre volte rabbia. Altre ancora tristezza, vergogna, insicurezza o desideri difficili da esprimere. Quando queste emozioni trovano una forma attraverso il gioco, il disegno o la creazione artistica, l′oggetto che nasce porta con sé una parte di quell′esperienza. È come se diventasse un piccolo contenitore emotivo. Un luogo concreto in cui il bambino ha depositato qualcosa di importante di sé. PORTARE VIA UN PEZZO DELLA SEDUTA Per molti bambini lasciare la stanza della terapia non è semplicemente uscire da una stanza. Significa interrompere temporaneamente uno spazio relazionale significativo. Uno spazio in cui si sono sentiti ascoltati, compresi e accolti. Portare con sé un oggetto può allora diventare un modo per mantenere vivo il collegamento con ciò che è accaduto durante quell′incontro. Quell′oggetto diventa una traccia. Una testimonianza concreta di un′esperienza che il bambino desidera conservare e portare con sé anche fuori dalla stanza. UN PONTE TRA LA TERAPIA E LA VITA QUOTIDIANA A volte il bambino mostra quell′oggetto ai genitori. Altre volte lo conserva nella propria camera. Altre ancora lo tiene vicino per qualche giorno e poi lo dimentica. Ma il valore dell′oggetto non risiede nella sua durata. Risiede nella funzione che svolge in quel momento. Può rappresentare un ponte tra il mondo interno del bambino e la sua vita quotidiana. Può aiutarlo a ricordare emozioni, pensieri, conquiste o semplicemente la sensazione di essere stato compreso. IL SIGNIFICATO DELL′OGGETTO TRANSIZIONALE Questo fenomeno richiama un concetto molto importante descritto da Donald Winnicott: l′oggetto transizionale. Molti bambini, nei primi anni di vita, si affidano a una copertina, un peluche o un oggetto speciale per tollerare la separazione dalle figure di accudimento. Quell′oggetto non sostituisce la mamma o il papà. Diventa piuttosto un mediatore. Qualcosa che permette al bambino di sentirsi ancora in connessione con la relazione anche quando la persona amata non è fisicamente presente. In terapia può accadere qualcosa di simile. L′oggetto portato a casa non rappresenta soltanto ciò che è stato costruito. Può rappresentare la relazione. Può aiutare il bambino a mantenere un senso di continuità tra la seduta e il tempo trascorso lontano dal terapeuta. UN BISOGNO DI CONTINUITÀ I bambini vivono il tempo in modo diverso dagli adulti. Una settimana può sembrare lunghissima. Per questo motivo alcuni hanno bisogno di qualcosa che mantenga vivo il filo della relazione fino all′incontro successivo. L′oggetto può svolgere proprio questa funzione. Ricordare al bambino che quello spazio esiste ancora. Che la relazione continua ad esistere. Che ciò che è stato vissuto insieme non è andato perduto. COMPRENDERE PRIMA DI GIUDICARE Quando un bambino desidera portare via un oggetto dalla terapia, raramente sta cercando semplicemente un ricordo materiale. Molto più spesso sta cercando di conservare qualcosa dell′esperienza emotiva vissuta. Un′emozione. Una conquista. Un senso di sicurezza. Un legame. Perché a volte ciò che agli occhi dell′adulto appare come un semplice disegno, per il bambino rappresenta un pezzo importante della propria storia emotiva. E meritare di essere custodito.